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Gestione del Rischio Informatico: Come costruire un Piano di Sicurezza per Aziende e PA

La gestione dei rischi informatici ha l'obiettivo di identificare, analizzare, valutare e trattare i rischi relativi alla sicurezza delle informazioni e dei sistemi informatici di una azienda o Pubblica Amministrazione. Lo scopo primario è proteggere l'integrità, la riservatezza e la disponibilità dei dati di dipendenti, cittadini, etc. e garantire la continuità operativa dei servizi erogati e assicurare la conformità alle normative vigenti.
Nell'attuale scenario digitale, la domanda non è più "se" un'organizzazione subirà un attacco informatico, ma "quando". Per le aziende e la Pubblica Amministrazione (PA), la gestione del rischio informatico (Cyber Risk Management) non è più una scelta tecnica relegata al reparto IT, ma un pilastro strategico della governance.
Dalla protezione dei dati sensibili dei cittadini alla continuità operativa dei processi produttivi, un piano di gestione del rischio solido è il confine tra la resilienza e il disastro economico (per le aziende più strutturate) o reputazionale per tutte.
Contesto Normativo
Il contesto normativo di riferimento è dato da:
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR): In particolare l'Art. 32 (Sicurezza del trattamento) e l'Art. 24 (Responsabilità del Titolare).
- Misure Minime di Sicurezza ICT per le Pubbliche Amministrazioni (emanate dall'Agenzia per l'Italia Digitale - AgID).
- Decreto Legislativo del 4 settembre 2024, n. 138 (Decreto NIS), relativo alla normativa Network and Information Security (direttiva NIS) di derivazione europea.
- Linee Guida dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
Redigere un Piano per la Gestione dei Rischi Informatici è fondamentale per stilare un documento che contempli i Ruoli e le Responsabilità, le fasi necessarie dall'identificazione dei rischi fino al trattamento e monitoraggio, una corretta valutazione dei rischi informatici, un piano di azione, le misure organizzative ed un piano di risposta agli incidenti. Il tutto dovrà essere rivisto periodicamente per ottimizzare il piano.
Cosa è la Gestione del Rischio Informatico e come strutturare un Piano?
Come già indicato, la gestione del rischio informatico è il processo di identificazione, valutazione e mitigazione delle minacce verso le risorse digitali di un'organizzazione. Per le imprese italiane e gli enti pubblici, questo processo è oggi guidato anche da stringenti normative come il GDPR, la direttiva NIS2 e il Regolamento DORA (per il settore finanziario).
Un piano di sicurezza non è un documento statico, ma è in continua evoluzione ed aggiornato periodicamente dopo analisi, audit, etc.. Ecco le 4 fasi essenziali per strutturarlo.
1. Risk Assessment
Il primo passo consiste nel mappare l'infrastruttura con una indagine ed analisi. Bisogna rispondere a domande chiave tra cui:
- Quali sono gli asset critici (database, server, PC, proprietà intellettuale)?
- Quali sono le vulnerabilità del sistema?
- Quali minacce sono più probabili (Phishing, Ransomware, Insider Threats)?
2. Valutazione dell'Impatto
Non tutti i rischi hanno lo stesso peso. Una PA deve dare priorità alla disponibilità dei servizi al cittadino, mentre un'azienda potrebbe focalizzarsi sulla protezione del segreto industriale o funzionalità di alcuni reparti. La valutazione incrocia la probabilità che un evento accada con l'entità del danno (economico, legale e d'immagine).
3. Strategie di Trattamento del Rischio
Una volta analizzati i rischi, l'organizzazione può decidere di:
- Mitigarlo: Implementare difese tecniche (firewall, crittografia, MFA).
- Trasferirlo: Stipulare una cyber-assicurazione (non è la soluzione univoca e non risolve i problemi di reputazione).
- Accettarlo: Se il costo della protezione supera il valore dell'asset (scelta rara per dati critici e plausibile prevalentemente per gli impatti molto bassi).
- Evitarlo: Dismettere un processo o una tecnologia troppo rischiosa.
4. Monitoraggio e Revisione
Il panorama delle minacce evolve ogni giorno. Un piano efficace prevede audit periodici, test di vulnerabilità ed eventuali penetration test per verificare la tenuta del perimetro di sicurezza.
Specificità per la Pubblica Amministrazione e le Grandi Imprese
Le PA gestiscono dati massivi e infrastrutture critiche. Con l'avvento dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), gli enti pubblici devono adottare misure minime di sicurezza sempre più elevate. Il rischio qui non è solo la perdita di dati, ma l'interruzione di servizi essenziali (sanità, anagrafe, fisco).
Ci sono Pubbliche amministrazioni tra le più piccole che non sono state incluse nei soggetti NIS, seppur all'inizio erano state inserite. Infatti, diverse PA, dopo una prima adesione hanno ricevuto una comunicazione ufficiale da ACN, dove è risultato che all'esito di una analisi successiva alla registrazione sono state espunte dai soggetti importanti, riportandole al rispetto delle Misure Minime di Sicurezza previste da AgID.
Questa esclusione non deve trarre in inganno o far gioire, in quanto le misure minime devono essere rispettate e l'obiettivo è sempre quello di massimizzare i livelli di sicurezza informatica, incrementandoli a quello Standard o Avanzato e non accontentarsi del "minimo" e come comunica ACN è facoltà della singola PA esclusa come soggetto NIS, di adottare le misure più stringenti descritte da questo Regolamento.
Aziende: Continuità Operativa e Supply Chain
Per le imprese, il rischio informatico è spesso legato alla Supply Chain. Un fornitore vulnerabile può diventare la porta d'accesso alla tua rete. Un buon piano aziendale deve includere la valutazione del rischio dei partner e un solido protocollo di Disaster Recovery per minimizzare i tempi di fermo macchina (downtime).
Non a caso la ISO 27001 prevede anche degli audit verso i fornitori (seconda parte). La base è comunque quella di ridurre sempre i rischi interni delle aziende e poi passare ai fornitori.
Il fattore umano
Oltre l'80% delle violazioni informatiche avviene a causa di errori umani. Questo rappresenta l'anello più debole della sicurezza. Un piano di gestione del rischio che ignora la formazione dei dipendenti è destinato a fallire. La cultura della sicurezza deve essere parte integrante aziendale ed un piano di formazione continuo è necessario in ogni ambito.
Conclusioni
Investire in un piano di gestione del rischio informatico non è un costo, ma un'assicurazione sul futuro. La protezione del perimetro digitale (o cibernetico) garantisce la fiducia dei clienti e dei cittadini, assicura la conformità alle leggi vigenti e protegge il valore economico e reputazionale dell'organizzazione, sia che si tratti di una PA che di una azienda.
Le PMI, ditte individuali e le realtà più piccole non devono essere escluse, anzi. La maggior parte degli attacchi informatici avviene nelle realtà dove la gestione familiare, la ridotta conoscenza e l'uso errato della tecnologia sono costanti.
Il consiglio dello Studio Tarantelli è quello di iniziare con una consulenza in cyber security, seguita da un'analisi mirata del rischio professionale (Gap Analysis) e capire quanto la tua attuale infrastruttura sia distante dai requisiti minimi di sicurezza stabiliti da AgID e ACN. Questo vale anche per le PMI e ditte individuali, ma anche in ambito casalingo, dove domotica, videosorveglianza, connessione, etc., rappresentano potenziali vulnerabilità di sistemi informatici, che la cronaca purtroppo riporta sempre più di frequente.
L'obiettivo per le aziende più strutturate e PA è quello di arrivare al rispetto degli standard di sicurezza internazionali come l'ISO/IEC 27001, ma come dice il detto "Roma non si è fatta in un giorno", quindi occorre pazienza, lavoro, professionisti e consulenti esperti, cura dei dettagli ed attenzione verso la qualità e sicurezza delle informazioni.
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15-01-2026
Autore: Mirko Tarantelli - Ingegnere delle Telecomunicazioni - consulente informatico e SEO - Data Scientist
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